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Dentro o fuori: Uefa Champions League 2020 ottavi di finale

Ottavi di finale 2020: da adesso facciamo sul serio. Comincia la Uefa Champions League vera. Quella da dentro o fuori. In cui non esistono più attese, calcoli, né preghiere per i risultati dagli altri campi. Quella in cui si ride e si piange. Sul serio. Terminata la prima fase salutiamo le valorosissime Genk, Slavia Praga, Shaktar Donestkz etc. (e purtroppo anche l'Inter) che hanno fatto la loro consueta passerella di sei partite per tornarsene in Europa League o direttamente a casa, ed iniziamo a divertirci.

Peccato che dovremo aspettare due mesi. Quanto sono duri quei sessanta giorni tra dicembre e gennaio senza Champions. Ma funziona così dal 1956. La consuetudine della pausa invernale resiste. Anche se in Europa quasi non nevica più. Anche se non esistono più quei campi che vedevo da bambino già a novembre. Quelli coperti da un manto bianco su cui si giocava col pallone rosso che sembrava un Super Santos leggero cento grammi. Un po' ci dispiace. Un po' lo accettiamo. Forse perché l'attesa del piacere è il piacere stesso. Forse perché quei due mesi di pausa servono a riordinare le idee, a ricaricare le pile. Specialmente se la nostra squadra ha superato la fase a gironi e si ritrova tra le prime sedici in Europa (traguardo comunque difficilissimo nella Champions di oggi).

Da metà febbraio non ci sono più margini di errore. O si va avanti o ci si ferma. Senza ripescaggio. Senza premio di consolazione. Per chi ce la fa restano sei partite. E poi la settima: la finale che si giocherà ad Istanbul il 28 maggio. Le grandi sono passate. Manchester United e Manchester City, Real Madrid, Chelsea, Bayer Monaco, Liverpool, Tottenham, Borussia Dortmund: ci sono tutte. Noi siamo rimasti in tre. Con alterne fortune. Con avversari progressivi. Fortunata (come spesso le accade) la Juventus, che affronterà un Lione come sempre solido e presente, ma non trascendentale. Sicuramente non battuta in partenza l'Atalanta che dopo avere strappato, meritatamente, il miracolo della qualificazione, ha avuto in sorte il Valencia, squadra forte ma affrontabile nel doppio confronto. Dura, dura, durissima per il mio Napoli che nell'urna ha pescato, nel suo peggior momento, l'avversario più difficile del lotto, il Barcellona di Messi, Suarez e Griezmann. In fondo in Champions non abbiamo mai sfigurato. E poi vuoi mettere l'emozione di scendere sull'erba del Camp Nou con quei novantaduemila catalani che ti stanno letteralmente addosso e che ad ogni secondo della partita ci tengono a farti capire che il Barça è MES CHE UN CLUB?

Saranno tre mesi strepitosi col Liverpool che cercherà di confermare la sua supremazia europea, il Real Madrid che vuole tornare grande, il Barcellona sempre tra le favorite, Juventus e Manchester City che vivono la coppa con le orecchie come una magnifica ossessione e non vedono l'ora di mettere le mani sui suoi manici. E' questa un'altra delle magie della Champions. Chiusa la fase a gironi quella ad eliminazione diretta diventa propria tutta un'altra cosa. Un nuovo torneo. Un altro viaggio. Per questo penso che ogni stagione non si giochi una sola Champions. Se ne giocano due.       

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