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Questa strana Champions League 2020 2021

Forse non è ancora la Champions League che tutti vorremmo.
Non può ancora esserlo ed è facile immaginare il perché.
Probabilmente passeremo dal silenzio della finale di Lisbona ad altri silenzi.

In alcuni stadi, in alcuni Stati, ci accontenteremo delle timide presenze di un migliaio o di poche migliaia di fortunati sorteggiati.
Non potranno tifare come vorrebbero ma almeno saranno (quasi) a bordo campo.

Li troveremo seduti e mascherati. Senza striscioni, né bandiere. Potranno alzare le braccia.
Potranno sbraitare, incitare ed urlare. Ma prova a lanciarlo il tuo grido attraverso un pezzo di panno.
Prova a farlo sentire il tuo sostegno alla squadra se devi restare ancorato al seggiolino.
Ma và così (e chissà per quanto dovrà andare così) nell'Europa ancora nel pieno della pandemia da Covid-19.

Forse la guerra (ovvero la fase più acuta e violenta del virus) è finita: ma nessuno di noi si immaginava
un dopoguerra così lungo. Una ripartenza così lenta. Col freno a mano così tirato. Nella vita come nel pallone.
La nostra voglia di vivere, di tifare, resta intatta, anzi, si è rafforzata.

La storia in fondo può e deve essere sempre la stessa. Pensateci.
Alla fine di ogni guerra gli essere umani desiderano fondamentalmente due cose.
La prima è ballare. La seconda è tornare allo stadio.

Ma questa guerra non è finita. Non completamente.
E siccome nessuno di noi vuole tornare alla terribile e vuota primavera che si siamo lasciati alle spalle,
tocca essere prudenti.
Ancora per un po'.

Dirigenti, tecnici, calciatori e noi tifosi. La Champions League riparte.
Per adesso continueremo a guardarla in televisione, sperando nella nuova primavera in cui
potremmo tornare a colorare gli impianti sportivi, a farli vibrare e delirare, a mettere in atto quello
straordinario fenomeno ingegneristico per cui lo stadio smette di essere fatto di cemento, cavi e piloni e
torna ad essere fatto di persone.

Dunque si riparte dal vuoto del Da Luz di Lisbona, da quella strana e straniante notte del 23 agosto 2020.
Dal goal di Kingsley Koman che punisce gli errori clamorosi di Mbapè e di Neymar e consegna al
Bayern Monaco la sua sesta Coppa dei Campioni, nella finale inedita contro il Paris Saint Germain.

I bavaresi hanno indubbiamente meritato. Hanno mostrato la loro proverbiale compattezza di squadra
(costruita per altro senza spese folli) ed una fantasiosa organizzazione propiziata dalle giocate dei suoi
assi vecchi e nuovi (Lewandowsky, Koman, Gnabry e Thiago Alcantara).
L’allenatore Hans Flick, subentrato a stagione in corso tra lo scetticismo generale di chi non lo reputava
all'altezza del compito, si è preso tutte le rivincite vincendo in otto mesi Bundesliga, Coppa di Germania,
Champions League e Supercoppa Europea.
Ma sono davvero loro i favoriti per la riconquista della coppa con le orecchie?
Difficile dirlo.

L'equanimità (e l'inesorabilità) del Covid-19 ha azzerato praticamente tutto, almeno per quanto riguarda le
fasce di eccellenza del calcio continentale.
La stagione europea è terminata a fine agosto e riprenderà il 20 ottobre, con un calcio-mercato chiuso
appena due settimane prima e con tantissime incognite.
Meno denari in circolazione, più incertezza per il futuro, più stadi semi-vuoti uguale meno investimenti.
Senza contare i protocolli sanitari che potrebbero, in caso di positività al Sars-Cov-2, imporre la
quarantena anche ai top player più acclamati (il Covid-19 non fa caso se sei Cristiano Ronaldo o Sportiello).
Si naviga ancora a vista in attesa di attraversare le nebbie.

In ogni caso tra venti giorni si comincia dunque proviamo ad apparecchiare la tavola.
Ai nastri di partenza sui campi da calcio di questa edizione della Coppa dei Campioni la Spagna presenta un
Real Madrid rivitalizzato dal ritorno in panchina di Zidane e dalla vittoria in Liga.
Il Siviglia per la sesta volta regina dell'Europa League (a spese dell' Inter, ricordiamolo).
L'Atletico Madrid sempre rognoso e rinforzato dall' ingaggio di Luis Suarez. Più un Barcellona crepuscolare
che dopo la disdicevole telenovela sull'addio mancato di Lionel Messi riparte davvero dal suo anno zero.

L'Inghilterra schiera un Liverpool sempre temibile e tra le favorite, il Manchester City mega-miliardario che
dopo la pessima figura delle Finals di Lisbona vorrà riscattarsi, il Manchester United che per adesso
sembra reggersi solo sulla sua enorme tradizione ed un Chelsea tutto da decifrare.

In Germania abbiamo il Bayern Monaco campione in carica e favorita d'obbligo (anche se niente affatto scontato),
il Lipsia sorprendente semifinalista della stagione precedente, ed i due Borussia, Dortmund e Moenchengladbach,
sempre frizzanti, sempre belle da vedere su un manto erboso.

La Francia schiera il PSG, finalista perdente (e sprecona) l'anno scorso e la matricola Rennes, vittoriosa ai play-off.

Nota di merito per la Russia che per la prima volta cala un tris niente male.
A fare compagnia allo Zenit San Pietroburgo ed al Lokomotive Mosca è arrivato dalle steppe il Krasnodar,
che dopo l'ottimo cammino in Europa League la scorsa stagione, ci sta prendendo molto gusto.
Così come ci hanno preso gusto, e gli diamo il ben tornato ed il benvenuto, a formazioni storiche
come il Ferencvaros (Ungheria), e fresche debuttanti come il Midtylland (Danimarca).

E l'Italia? Anche noi abbiamo quattro squadre, con ambizioni e motivazioni tutte particolari.

La Juventus, eterna campione nazionale, tenta l'ennesimo assalto alla coppa con le orecchie, dopo la pessima
Champions dello scorso anno (eliminazione agli ottavi contro il non irresistibile Lione) e la sostanziale cacciata
di un Maurizio Sarri mai entrato nel cuore (e nemmeno nella testa) del mondo bianconero.

L'Inter di Antonio Conte, reduce dalla dolorosa sconfitta contro il Siviglia in finale di Europa League,
cercherà di allungare il suo cammino nella massima competizione, sperando almeno di approdare agli ottavi.

La Lazio di Simone Inzaghi la scorsa stagione ha fatto un capolavoro raggiungendo la fase a gironi di Champions
dopo tredici anni dall'ultima partecipazione: giocherà la coppa per divertirsi, senza porsi limiti.

Un ultimo pensiero speciale, e non poteva essere altrimenti, per l'Atalanta.
Nei mesi più difficili nella storia della città di Bergamo, i mesi della devastazione del Covid,
delle bare dei defunti mostrate forse con troppa indiscrezione e in diretta mondiale,
la Dea ha concretizzato la sua miglior stagione.
Terzo posto in campionato con 78 punti, ma soprattutto accesso alle Finals di Champions League a Lisbona,
con quel quarto di finale col Paris Saint Germain che ancora grida vendetta per come sono andate le cose,
per come i nerazzurri si sono lasciati sfuggire la semifinale a soli due minuti dal termine.

Tra poco si riparte, sempre in Champions: con certezze, ma anche con dolori in più.
I dolori di una comunità sconvolta e che forse nei mesi bui, nei mesi brutti,
ha potuto trovare un po' di sollievo in Gasperini e nei suoi magnifici giocatori.

Misera cosa il calcio. Misera cosa un pallone che rotola.
Può dare sollievo. Può dare conforto. Aiuta. Ma non basta.
Non può bastare.
Forse per adesso basta che tornino i campi. Che tornino i prati.
Poi, speriamo, torneranno anche le voci.
Buona Champions a tutti.
Nonostante tutto.

 

sport, calcio, Champions


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