Nato per correre
NATO PER CORRERE - La Vita Veloce di Steve Prefontaine

Uno spettacolo di e con Felice Panico
Scene, Costumi Rita Monterosso, Morena Cortecci
Regia Felice Panico
Produzione Canguasti Teatro
Durata: 60 minuti senza intervallo
Steve Prefontaine (Coos Bay 25/01/1951 – Eugene 30/05/1975) noto per la sua aggressività in gara e il suo spirito combattivo, ha incarnato l'idea di non accontentarsi mai. La sua carriera di corridore mezzofondista negli anni '70 è stata segnata da una serie di record nazionali e dalla sua filosofia di vita: "Per dare il meglio di sé, non bisogna avere paura di fallire." Prefontaine ha sfidato il sistema e i limiti imposti, fisicamente ed anche nel contesto delle ingiustizie percepite nel mondo dello sport. Ha lottato per migliorare le condizioni degli atleti, cercando di rendere più equi i contratti di sponsorizzazione e i premi, un segno della sua coscienza sociale e della sua preoccupazione per i suoi colleghi. Prefontaine incarnava l’idea che il successo non dovesse essere solo individuale, ma anche collettivo. Non era solo interessato a battere record, ma a sfidare le strutture di potere nell'atletica, chiedendo equità per tutti gli sportivi. Ha rivoluzionato il mondo dell’atletica incarnando un modello di resistenza e determinazione. In “Nato Per Correre”, Felice Panico ci racconta la velocissima parabola di questo sportivo straordinario, di questo ragazzo diventato uomo in fretta e che ha lasciato un' impronta indelebile non solo sull' atletica leggera, ma anche nella storia americana, con le sue lotte anti-sistema, il suo attivismo contro le guerre, la sua empatia verso i più deboli.
Note di regia
Sono nato in una città di provincia. Corro da quando avevo nove anni. Sono un mezzofondista. Sono un bianco-caucasico. Non ho mai battuto un record mondiale e non ho mai vinto una medaglia alle Olimpiadi. Esattamente come il protagonista di questa storia. Ma, ovviamente, rispetto a me Stephen Roland Prefontaine è stato molto altro. Nessuno come lui tra gli anni '60 e '70 ha infiammato l' atletica leggera. E' stato il più grande corridore degli USA, detentore di tutti i record americani tra i 2000 e i 10000 metri, quarto alle Olimpiadi di Monaco '72 sui 5000 dopo essere stato a duecento metri dalla vittoria. Poi uno schianto con l' auto. Una sera di primavera nell' Oregon. Steve Prefontaine ci lasciava a soli ventiquattro anni. Con davvero ancora tutta una vita davanti. Una vita che lui aveva già reso pienissima. Con le sue gare. Le sue vittorie. La sua opposizione al sistema ipocrita dell' atletica americana. Il suo attivismo contro la guerra in Vietnam. Il suo impegno per sostenere i più sfortunati. L' affetto, ricambiato, per i suoi tifosi: il popolo di Pre. Con “Nato per Correre” non ho voluto solo rendere omaggio ad un atleta atipico e ad un ragazzo straordinario. Ho in realtà trovato un fratello dell' anima. Un' ispirazione che, forse ingenuamente, ho sempre cercato nei miei dieci, dodici chilometri quotidiani fatti di corsa. Nello spettacolo troviamo Prefontaine sospeso in un limbo in cui non si è reso ancora conto del tutto della sua fine. E' convinto di essere vivo, ma forse non lo è. Crede di trovarsi ancora nel suo amato Oregon, ma potrebbe essere ovunque. Non ha sentito né schianti, né urla, né dolore: si sente bene. Allora comincia a parlare direttamente con il suo io ed il suo Dio , cercando di convincerlo a riportarlo sulla Terra, a regalargli più tempo rispetto ai soli ventiquattro anni che gli sono stati concessi. Ed ecco che questo dialogo con l' entità suprema diventa il filo conduttore per raccontare le sua infanzia e la sua adolescenza, l' amore per l' atletica che sboccia prima timido e poi sempre più deciso, le imprese sportive, l' essere diventato (suo malgrado) una celebrità, l' affetto per la sua famiglia, per i suoi amici, per la sua compagna, la rabbia per avere perso la medaglia alle Olimpiadi di Monaco e per una morte che lo ha colto così giovane e che lui proprio non riesce ad accettare. Riuscirà a farsi rispedire dall' altra parte? Il finale rimane sospeso ed il grande corridore, per cui secondi e distanze sono tutto, dovrà apprendere che esiste un luogo in cui tempo e spazio semplicemente non esistono.
